28.9.07

Pater Opium


padre nostro, che sei nei libri
sia smerciato il tuo nome, venga il Loro Regno,
sia fatta la Loro volontà, come in terra così in terra.
Dacci oggi il nostro timore quotidiano, giustifica i nostri debiti
come noi giustifichiamo i nostri creditori.
Non ci indurre in riflessione, ma liberaci dal pensare.

Amen.

27.9.07


Ammetto di disprezzare cose animate, inanimate ed in alcuni casi organicamente morte con più frequenza di un onesto cittadino. Ma il mio odio per le sale d'attesa è così viscerale da farmi rivalutare sotto quest'ottica il genocidio come risoluzione dei conflitti civili.
Non tanto per le ore passate con il culo premuto su sedie progettate per essere brutalmente scomode, quanto per la presenza di umanoidi che paiono voler dimostrare in ogni gesto quanto la teoria evolutiva darwiniana sia inefficace quando si tratta di homo sapiens sapiens.
Per quanto il mondo dimostri sempre di soprendere per varietà e qualità nella selezione di deficienti cronici, credo sia possibile creare qualche categoria base. Chi afferma non sia divertente può spararsi un litro di merda di elefante giù per l'orecchio, senza impegno ed alcuna spesa aggiuntiva.

Il Veterano.

E' il primo che si nota appena entrati nella sala d'attesa. Non che presenti fisicamente alcun tratto distintivo, seppur statisticamente appartenga spesso al genere maschile. Ciò che in verità lo rende appariscente è un'aria disinvolta ed informale, assolutamente padrona dello spazio che lo circonda. Riusciresti ad immaginartelo preso a grattarsi lo scroto in mutande ed in ciabatte infeltrite su quella stessa sedia senza stupirtene particolarmente.
Tendenzialmente matura una tale nonchalance a causa delle croniche visite nello studio, che sia un'ambulatorio ospedaliero o uno studio legale.
Potrebbe enunciare a memoria l'indice degli articoli di Donna Oggi, Vera, Novella 2000 e Gente Motori presenti sui tavolini di plastica della sala d'aspetto con ritmo da metronomo. Conosce i nomi di tre quarti degli astanti e si lascia andare in conversazioni con la segretaria, nel caso sia presente, piene di una complicità al limite del pornografico.
A parte un'insolita propensione ad inserirsi in qualsiasi discussione aperta dai presenti, è tutto sommato innocuo. Fino a quando non incrocia lo sguardo con un Esemplare Alpha. E da quel momento scatta la feroce lotta per il territiorio.

Esemplare Alpha

Entra nella sala d'attesa con passo elegante ed a busto eretto. Squadra i presenti con un'attenzione quasi chirurgica, annacquata forse da una punta di disprezzo. Prende un respiro, generalmente sfoderando il suo sguardo più disinvolto, prima di intonare con voce baritonale un "Chi è l'ultimo?" categorico. Dritto come l'uomo vitruviano attende la risposta, giusto per gustarsi l'attenzione su di sè. Raccoglie un giornale e lo sfoglia a gambe accavallate, in maniera nervosa. Sente nell'aria l'odore del veterano, ed attende di poterne cogliere la sfida. L'Esemplare Alpha sa di avere di fronte qualcuno carico della sua stessa sicurezza, seppure per meriti sul campo e non naturali.
Tendenzialmente cercherà di vincere lo scontro dialettico, sfoderando argomenti controversi come "Ah, negli anni sessanta era tutto un altro vivere, non pensa anche lei?" o "Ma ha visto che ha detto il sindaco sul parchetto davanti al Comune? Uno s-d-e-g-n-o. Ecco cosa".
Nel caso in cui le chiacchere da bar non riescano a vedere vittoriosa una delle due parti, si assiste generalmente ad una vera e propria sfida aperta. A chi è andato in pensione prima, a chi ha la ex moglie più stronza, a chi ha un figlio più problematico, a chi riesce ad urlare più forte senza espellere i martelletti delle orecchie. Nel caso si tratti di due vecchiette in un ambulatorio è assai probabile che si sfidino a colpi di morti nell'anno corrente.
Nella rara evenienza che si trovino ancora in perfetta parità, è probabile che il Maschio Alpha possa uscirsene con un amaro "Lei non sa chi sono io!" prima che inizi a scorrere il sangue.

Il pessimista Cosmico

Varca la porta della sala d'aspetto con un'espressione da cane di Humphrey Bogart bastonato. Sospira depresso appena conta il numero dei presenti e ciabatta a schiena inarcuata fino alla prima sedia. Ogni volta che i suoi occhi cadono sull'orologio da polso un osservatore attento può leggere nei suoi occhi del vero dolore. Soffre, terribilmente soffre.
Tendenzialmente non parla molto, preferendo irradiare energia negativa con la sola forza del pensiero. Ma quando interviene è devastante. Distrugge, annichilisce, defrauda speranze. Un buco nero pessimista che non manca dal commentare i tempi d'attesa con un'insistenza patologica. "Eh, mancano cinque persone e sono le quattro e mezzo. Sicuro che uscirò di qua alle nove e mezzo di sera e mi toccherà pure pulire i pavimenti!".
Nel caso fosse malato di qualcosa... Santo Cielo, chiudetegli la bocca prima di sentirvi sporchi dentro.

Il Coniglio di Alice nel Paese delle Meraviglie

A prima vista sembrerebbe soltanto una persona impegnata. Raggiunge la sala d'aspetto ad un'orario piuttosto tardo, tipo alle sei di pomeriggio. Si siede con il fiatone, slacciandosi il primo bottone della camicia e facendo saettare uno sguardo preoccupato per la stanza.
Per i primi cinque minuti sembrerebbe una creatura normale, anche se un esperto è capace di riconosce il malato della sindrome del Coniglio di Alice dopo pochissimi istanti. Il flebile picchietta re dei polpastrelli con ritmo sincopato sul ginocchio sudaticcio sono un chiaro sintomo della Sindrome. L'incapacità di comprendere il senso della parola "calma" sia in senso pragmatico che astratto è un grosso handicap, non c'è nulla da riderne.
Dopo i primi cinque minuti di simulata tranquillità, il Coniglio esplode. Inizia prima con tiepidi lamenti, chiedendosi come una persona possa necessitare per esempio di più di tre minuti per una vasectomia. Poi la sua impazienza monta come una rivolta popolare per beni di prima necessità, costringendolo ad alzarsi e trotterellare fra la sua sedia e la porta lanciando criptiche minacce ai presenti ed intonando accorati "J'accuse" contro i disservizi di questa società improduttiva.
Dopo un quarto d'ora si consuma la tragedia: alza un pugno verso il cielo, inveendo con cipiglio da Gianburrasca. Al grido di "E' una vergogna! Sarà un'ora che aspetto, cazzo! La gente ha anche altro da fare!" lascia lo studio ripromettendosi di non farci più ritorno. Venti minuti secchi fra entrata ed uscita.


Poi ci sarebbero la Madre, il Signore Che Ne Sa a Pacchi e la Polemica. Per non parlare della Figa Silenziosa o del Perseguitato.
Ma che ve ne parlo a fare. Tanto li conoscete già tutti.

25.9.07


Miss Italia 2007 e' Silvia Battisti, 18 anni, giunta alle finali con la fascia di Miss Veneto. Nata a Verona il 7 marzo 1989 e residente a San Martino Buon Albergo-Marcellise (Verona), Silvia Battisti ha capelli castani e occhi azzurri. E' alta un metro e 80. Deve frequentare l'ultimo anno del Liceo Sportivo e vorrebbe poi frequentare una facolta' universitaria attinente alla medicina. Aspira a entrare nel mondo della moda, le piace cantare e da ben 11 anni gioca a pallavolo. Si definisce determinata e possessiva

La notte del 24 Settembre Silvia Battisti ha indossato la Corona Più Ambita dopo un anno di duro lavoro. Partecipazioni a selezioni locali, provinciali, regionali. Sorriso bianco, cosce tornite ed una particolare attenzione nell'esprimersi sempre come una fottuta Barbie.
Infine prefinali e finali, nella Salsomaggiore delle Terme frequentate dai più incartapecoriti vecchi che mente umana possa immaginare. E' stata scelta in un nutrito carnaio di belle pupazze da una giuria di fini esteti quali Emilio Fede, Licia Colò, Ilary Blasi e Sylvester Stallone. Visto che richierebbe di evitare la deriva nazional-popolare senza, tale crema intellettuale è stata coadiuvata dalla figura mitologica dello Splendido Pubblico A Casa. I soliti stronzi che votano pagando l'eliminazione di un vip e non votano gratuitamente un referendum.


La Miss Italia 2007 avrà un futuro radioso. Pubblicità, comparsate in talk show spazzatura della Rai, forse qualche fiction. Sicuramente un sacco di lavoro come testimonial nei centri commerciali e serate a mostrare denti, polpacci e quadricipiti sodi nelle sagre della provincia più depressa.
Avrà la sua dose di interviste per giornali da sala d'aspetto che principieranno con "Come ci si sente ad essere La più bella d'Italia?" i primi sei mesi e "Cosa consiglia a chi la succederà in questa esperienza?" gli altri sei.
Lavorerà, scusate il termine, per un anno solare. Poi dovrà sperare di essersi scopata un calciatore. O ancor meglio un produttore televisivo che le prometterà uno Show a sveltina.
Nel caso le sue splendidissime cosce fossero restie a schiudersi per un Cazzo Autoriale, beh... dovrà solo attendere come un'amante scaricata che il telefono squilli ancora. E rischiare che dall'altra parte del telefono ci sia Bruno Vespa. O Luca Giurato.

Non te lo auguro ma qui te lo propongo, mia cara Silvia: nell'infausto caso in cui tu fallissi come una cinquantina delle altre Più Belle nella storia del concorso, vienimi a trovare.
Ti pago cinquanta bocca e cento culo.


Fanno comodo, te l'assicuro.

Pensaci, eh.

Insipide Chic


Le loro frangette corvine ed i capelli raccolti sulla nuca, piccole ombre di colore con gli occhialoni ed il cipiglio da viveure. Le scarpettine basse perchè i tacchi sono sessisti, fin quando non tornano di moda.
I discorsi da intellettualismo da ateneo, da rivista di arte contemporanea comprata in libreria.
La loro laurea o probabile laurea in una disciplina umanistica che "apre la mente".
I loro vestiti vagamente ricercati e vagamente più costosi di quanto varrebbero. Roba simil-cinese, simil-africana, simil-sixties, simil-qualsiasi-stronzata-che-paia-alternative-con-gusto-e-dia-un-tocco-esotico. Le loro volgari dimostrazioni di individualismo, generalmente basate su prese di posizione dalla durata massima di quindici giorni.
I loro concerti acustici, le loro serate di musica elettronica masticata e manierista, il loro apprezzamento per le feste folkloristiche. La loro musica indie, seppur non sappiano esattamente cosa voglia dire "indie".
Il loro femminismo digerito e degenerato che cerca di affrancare la loro piccolezza morale piuttosto che i propri diritti di donna. L'estetismo banale e banalizzante, le foto auto celebrative perennemente in bianco e nero. La loro sensualità come autocelebrazione di un'estetica da rivista di moda.


E poi, cosa c’è dietro?

Niente, non c’è niente dietro.


Spettri che seguono altri spettri con le ballerine comprate in centro, vacui ricordi di una persona compiuta i cui lineamenti si perdono dietro frangia ed occhialoni.
Parole che si annacquano alla terza frase e non ascolti più.




Aprite le porte all’intellighenzia del 2000, aprite le porte alle insipide-chic.